CULTURA

FOTO Da Padania a Tavoliere fino alla Pampa, viaggio interiore contro i luoghi comuni

Da Padania a Tavoliere fino alla Pampa, viaggio interiore contro i luoghi comuni

FOGGIA,

A cominciare dal titolo (preso in prestito da una canzone di Riccardo Sinigallia) E invece io sembra prendersi gioco delle tonnellate di ignoranza, pregiudizi, luoghi comuni, verità di comodo, versioni cristallizzate da cui sembra impossibile tornare indietro. Un atto di fede che l'autore conferma nell'ambientazione del romanzo, scegliendo di collocare una storia dei giorni nostri – la storia di una vera e propria campagna diffamatoria – in tre pianure del mondo: Padania, Tavoliere e Pampa, come a suggerire ai lettori che il mondo si vede meglio dal basso.

E invece io di Davide Grittani (prima edizione Robin, Torino ottobre 2016; seconda edizione Biblioteca del Vascello, Torino gennaio 2017; pagg. 220; euro 12,00) è la storia ilare e feroce di un giornalista che ha smarrito il proprio ruolo, un po' come tutta l'informazione ai tempi dei social media. Alberto Arioli è un topo di redazione, separato, moderatamente annoiato e imborghesito, al quale a un certo punto della vita – l'equatore della vita, trovata semantica dell'autore per indicare la boa dei cinquant'anni – viene imposta una emigrazione dal Nord al Sud del BelPaese. Dalla Padania al Tavoliere, da Pavia a Foggia. Un percorso al contrario che, quasi come i salmoni, Arioli compie opponendosi alle correnti e agli strattoni della vita: «Vengo dalla campagna senza confini, dall'alta Padania o bassa Lombardia. Dipende dal punto di osservazione e dalle sfumature razziste. Dove vivono genti buie che spediscono le nuove generazioni alla Bocconi mentre quelle vecchie si ammazzano tra loro se disturbate nel sonno dal pianto di un bambino».

Da qui comincia l'epopea di un antieroe consapevole, uno che – come tutti gli uomini – per sopravvivere deve prima annientare gli anticorpi che non sa di possedere, i pregiudizi che ignora di portare in dote. E all'interno di questo viaggio nel Sud Italia, nel Sud del mondo e quindi nel Sud di se stessi, Arioli affronta e demolisce gli stereotipi che aveva collezionato. Ad aiutarlo – in maniera del tutto insospettabile – questa città del Sud quasi ignorata dal cosiddetto “cono mediatico” dell'informazione generalista: Foggia, culla generosa e letteraria che ne adotta solitudine, speranze, nostalgie e soprattutto disincanti. Sullo sfondo delle strade di questa città, Arioli si imbatte in riflessioni che in alcuni casi diventano manifesti generazionali: contro una televisione ormai ostile, contro una sinistra deturpata dagli interessi personali, contro un razzismo taciuto che invece attraversa tutto il Paese, contro un'informazione che scendendo sul terreno di dialogo dei social ha smarrito senso, identità e missione. Fanno (sor)ridere amaro, all'interno del romanzo, le parodie del PD (che da Democratico diventa Partito dei Demiurghi) e la radiografia di una Forza Italia eternamente in maturazione (che nel romanzo si fa Federazione Illuminata): un libro essenzialmente riflessivo, raffinato e dissacrante al tempo stesso, che sta destando curiosità per il coraggio ma soprattutto per i contenuti attualissimi e raramente affrontati dalla narrativa italiana contemporanea.

Dopo il debutto nazionale a Foggia (città d'origine dell'autore, oltre che set di quasi tutto il romanzo) e a Torino (città in cui ha sede Robin – Biblioteca del Vascello), fissate presentazioni in diverse altre città italiane. Le più immediate sono quelle di Ravenna (12 gennaio ore 21, Nuovo Circolo Aurora in via Ghibuzza 12, dove a conversare con l'autore sarà la scrittrice e attrice Francesca Viola Mazzoni), a Bologna (13 gennaio ore 18, libreria Trame in via Goito 3/C, dove a conversare con l'autore sarà la giornalista Mara Cinquepalmi) e a Milano (14 gennaio ore 17, Associazione regionale dei Pugliesi in via Pietro Calvi 29, dove a conversare con l'autore saranno i giornalisti Franco Ordine de Il Giornale e Michelangelo Borrillo del Corriere della Sera). A queste seguiranno le presentazioni di Cagliari, Palermo, Potenza, Firenze, Cosenza, Ancona e in diverse altre città. Il romanzo incuriosisce soprattutto per la capacità di rovesciare i ruoli, al punto che è proprio un giornalista – come sempre più spesso accade – a subire una vera e propria campagna mediatica diffamatoria senza una apparente ragione. «(...) Tanto la calunnia ha vita breve, non uccide ma sfregia come l’acido, lascia le stesse ferite anche se esteticamente non posano traccia. (…) Senza sporcarsi le mani, perché la calunnia è ecologica: non lascia tracce, non inquina, avvelena i pozzi ma non fa morti». Alberto Arioli è colpevole di aver creduto in un mondo che semplicemente non esiste più e a cinquant'anni si ritrova orfano di ideali, di certezze, di presunte protezioni a cui aveva creduto di poter attingere in eterno. Diventa un obiettivo facile, un bersaglio comodo da sacrificare all'altare del Sistema. «Non hai idea di quante persone si possano uccidere pronunciando soltanto un «sì» o un «no», vittime che restano sul campo di battaglia della vita e che prima o poi ti vengono a trovare: sotto forma di fantasmi, sotto forma di guai inattesi, assumendo le sembianze di circostanze che avevi completamente rimosso».

Sullo sfondo di un Sud «amaro ma molto generoso» come lo descrive Grittani, E invece io articola una galleria di personaggi assolutamente verosimili. «Volevo scrivere un romanzo sulla sconfitta, sulla ispirazione che deriva dalla perdita – spiega Grittani – in una società dell'immagine in cui la battuta d'arresto non solo non è concepita ma nemmeno tollerata». Il libro è dedicato, tra gli altri, a Gaetano Scirea e Francesco Nuti.



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