SPETTACOLO

L'operetta di Umberto Giordano in scena a Pompei

FOGGIA,

Cosa dire di Giove a Pompei che non sia stato già scritto o raccontato? Sarebbe più facile lasciar parlare da sole le immagini dell’ultima tappa di questa avventura - celebrativa dei 150 anni dalla nascita di Umberto Giordano – e cominciata lo scorso 5 maggio, sul palcoscenico del teatro comunale che porta il nome dell’illustre compositore.

Un successo quello, che sembrava fosse terminato con l’ovazione del pubblico a fine serata. Ma il Comitato, tutto foggiano, nato per omaggiare il maestro e presieduto dal sindaco Franco Landella, aveva ancora in serbo un ultimo entusiasmante tassello da aggiungere al disegno di quest’operazione squisitamente culturale. Far rivivere Giove a Pompei nel suo scenario naturale. Uno spettacolo che parla di scavi archeologici e della famigerata eruzione. L’idea è stata sostenuta pienamente da Dario Franceschini: il Ministro dei Beni Culturali, entusiasta del programma delle celebrazioni dell’anno giordaniano, ha dato il via libera per la trasferta della produzione foggiana. Ieri, 18 luglio, l’operetta ha fatto il suo ingresso trionfale al Teatro Grande del Parco Archeologico di Pompei. Ed è subito successo. Tutta la magia dell’opera di Umberto Giordano in un luogo di straordinaria bellezza. Al calar del sole, sotto un cielo stellato, l’Orchestra diretta dal maestro Gianna Fratta, eccellenza foggiana: “E’ un’emozione nell’emozione – ha dichiarato a Teleradioerre la direttrice d’orchestra - E’ bello che ci sia una parte di Foggia che crede nella cultura e questo grazie alle istituzioni foggiane che hanno creduto nel progetto”. In 800 hanno applaudito sugli antichi spalti dell’anfiteatro pompeiano. Il regista Christian Biasci, fiorentino di nascita naturalizzato foggiano, si è complimentato con l’intera squadra: dai musicisti, al coro fino agli studenti della ‘sua’ Accademia di Belle Arti. Tutti foggiani. La commedia musicale in tre atti, scritta dal compositore foggiano a quattro mani con Franchetti su libretto di Illica e del grecista Ettore Romagnoli, trova l’ennesimo trionfo. Il pubblico premia la spettacolarità dell’operetta – ricca com’è di colpi di scena, di un’alternanza di musica e parti recitate, di ritmi gioiosi e giocosi, in sintesi un testo lontano dai drammatici Chenier e Fedora – ma anche l’impegno e la professionalità dei talenti di casa  nostra.

Un momento storico, un’occasione unica. Oltre 300 solo gli spettatori foggiani che hanno raggiunto il parco archeologico con autobus messi a disposizione dall’amministrazione comunale. Il resto del pubblico ha avuto l’occasione di conoscere dal vicino la parte più bella di una città che grazie alla bravura dei suoi professionisti e intellettuali è riuscita a brillare sotto i riflettori di un palcoscenico internazionale.

Foggia percepisce nella cultura la sua principale arma di riscossa. 

Video



Commenta l'articolo