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FOTO Porreca a Minniti: "Ci vuole il pugno duro contro i mafiosi foggiani"

Porreca a Minniti: "Ci vuole il pugno duro contro i mafiosi foggiani"

FOGGIA,

Questa la lettera che il presidente della Camera di Commercio di Foggia, Fabio Porreca, ha consegnato al ministro dell'Interno, Marco Minniti da qualche minuto a Foggia per presiedere al summit sulla sicurezza e l'ordine pubblico.


"Innanzitutto grazie per essere venuto a Foggia immediatamente, all'indomani di uno dei delitti più gravi che questa terra abbia mai vissuto. Segno della consapevolezza del Governo circa la gravità dell’accaduto e più in generale della situazione della criminalità nella nostra provincia. Una situazione davvero drammatica. 
Ormai nessuno può avere più dubbi sul fatto che in questo territorio ci sia una criminalità organizzata, una mafia, chiamiamola con il suo nome, sempre più pervasiva, aggressiva e violenta. Una mafia distruttiva. 
Se è possibile che dei criminali mafiosi uccidano senza pietà due uomini innocenti per il solo fatto che, intenti a svolgere il proprio lavoro, si trovassero nel luogo dell’esecuzione mafiosa e se è possibile che si commetta un omicidio in piena estate, in pieno giorno e in pieno centro nella principale località turistica della Puglia, Vieste, allora è chiaro che non ci sono limiti alla barbarie di questi delinquenti e che siamo in una situazione di assoluta emergenza. Una situazione in cui tutto diventa precario, in cui è difficile lavorare e addirittura è difficile, talvolta impossibile, vivere.
E allora l’indignazione, i moniti, gli appelli devono lasciare il campo alle azioni e agli interventi concreti, alle soluzioni. Il Governo deve aiutarci urgentemente e con forza a liberarci di questi criminali mafiosi. Innanzitutto occorrono più mezzi e più uomini in organico alle Forze dell’ordine e occorre che si mandino a Foggia gli uomini migliori, quelli più capaci e motivati. E’ necessario: rafforzare i reparti di Polizia e Carabinieri di contrasto alla criminalità organizzata; attivare il Reparto anticrimine della Polizia di Stato e la DIA; istituire la sede distaccata della Corte d’appello di Bari e della DDA. Bisogna procedere immediatamente alla nomina del nuovo Procuratore Capo delle Repubblica. 
Ci vuole il pugno duro contro i mafiosi foggiani. Sequestri patrimoniali e regime carcerario del 41bis. Tolleranza zero anche nella repressione degli atti di diffusa illegalità quotidiana e di criminalità comune che sono il brodo di coltura e il serbatoio della criminalità organizzata. 
E poi - e per questo serve un lavoro congiunto Governo, Regione e Istituzioni locali - occorrono politiche e investimenti per lo sviluppo per far uscire questo territorio da una drammatica condizione di disagio sociale e di degrado in cui la criminalità prolifera.
E infine, e forse ahimè questa è la sfida più difficile, occorre che le Istituzioni locali diano il buon esempio. Un esempio dall'alto che inneschi un cambiamento culturale dell'intera comunità. Esempio di rigore nel rispetto di leggi e regole, esempio di etica nella tutela dell'interesse generale e collettivo in luogo di quello particolare o ancor peggio personale, esempio di fermezza nel evitare comportamenti ambigui e relazioni pericolose. In queste ora mi hanno colpito alcuni comunicati e dichiarazioni di rappresentanti istituzionali locali, per fortuna pochi, in cui omettono di associare alla parola criminalità la parola organizzata e al sostantivo criminali l'aggettivo mafiosi. Che si tratti di una casuale dimenticanza o di una deliberata scelta, occorre stigmatizzare qualsivoglia atteggiamento omertoso. 
Fortunatamente sono sempre meno coloro che negano o fanno finta di non vedere e sempre più coloro che mostrano una maggiore consapevolezza e una crescente presa di coscienza della gravità del fenomeno mafioso in provincia di Foggia. Ed è, Ministro, da questa presa di coscienza che dobbiamo partire, su questa consapevolezza che dobbiamo lavorare, per stimolare una reale volontà di reagire. Ma per riuscirci bisogna che il Governo faccia sentire la propria vicinanza, che lo Stato faccia sentire la propria presenza".



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