CRONACA

Scacco alla mafia foggiana: arrestati i Trisciuoglio, padre e figlio in carcere

FOGGIA,

 Per il reato di estorsione compiuta con l’aggravante del metodo mafioso sono finiti in manette Federico e Giuseppe Trisciuoglio, rispettivamente di 64 e e 40 anni. Il primo dovrà scontare la pena della reclusione di 7 anni e due mesi, mentre il figlio Giuseppe 4 anni e 10 mesi.

La condanna trae origine dall’operazione c.d. 'Piazza pulita' condotta dalla Squadra Mobile nel 2010 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari; nel corso delle indagini si accertarono condotte estorsive di Trisciuoglio e dei suoi sodali ai danni di funzionari dell’azienda municipalizzata AMICA (raccolta e smaltimento dei rifiuti), azienda che all’epoca delle indagini era di proprietà del Comune di Foggia. Sostanzialmente imposero l’assunzione di loro sodali anche grazie all’intermediazione di esponenti politici locali, che suggerirono i nominativi ai consiglieri di amministrazione. Si è accertato che molti degli assunti non si recavano al lavoro ma venivano regolarmente retribuiti ed a loro carico non sono mai stati aperti procedimenti disciplinari e/o di licenziamento; quando i funzionari dell’Amica tentarono di contestare le mancanze, Trisciuoglio senior li minacciò gravemente di morte.

Quest’ultimo è pienamente inserito nell’organizzazione criminale di stampo mafioso denominata “Società”, capo del clan/batteria 'Trisciuoglio Prencipe Tolonese' attivo a Foggia, del quale deve essere ritenuto esponente apicale in quanto figura storica della compagine, come emerge, dalle condanne per associazione mafiosa riportate nei processi storici alla criminalità organizzata foggiana denominati comunemente 'Panunzio' e 'Day Before'; “è, pertanto, persona di estrema, concreta, qualificata pericolosità sociale”, così si legge nella nota della Questura di Foggia.

Nel maggio del '91, fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari, su richiesta della locale D.D.A., unitamente ad altre 33 persone, in quanto ritenuto organico ad un sodalizio mafioso operante a Foggia ed in provincia, responsabile di omicidi, traffico di stupefacenti, estorsioni, ricettazione, riciclaggio di auto rubate, usura, porto abusivo e detenzione di armi, munizioni ed esplosivi.

Da quella data si registrano numerose denunce in stato di libertà e di arresto, quest’ultime operate in esecuzione di provvedimenti restrittivi emessi dall’Autorità Giudiziaria, tutte per associazione mafiosa.

Da ultimo, l’arresto operato dalla Polizia di Stato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa nell’ambito delle indagini coordinate dalla DDA di Bari e connesse alla c.d. operazione Osiride del 2006, che lo ha visto imputato e condannato, insieme a Roberto Sinesi e Raffaele Tolonese, di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla commissione di estorsioni in danno di imprenditori nel settore delle onoranze funebri.

 



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