POLITICA

FOTO Elezioni 2018, Antonelli Spezzati incontra Confindustria Foggia

Elezioni 2018, Antonelli Spezzati incontra Confindustria Foggia

FOGGIA,

“Il tema dello sviluppo industriale del nostro territorio e del ruolo che sul punto i parlamentari dovranno esercitare nella prossima legislatura è strategico e decisivo. L’invito che mi è stato rivolto da Confindustria, e per il quale ringrazio il presidente Gianni Rotice, è stato la conferma della funzione fondamentale del confronto e del dialogo, soprattutto in questa fase storica. Non può esserci alcuna crescita del Paese senza un rilancio del Mezzogiorno. E non può esserci alcun rilancio di sistema della Capitanata senza un’inversione dell’agenda politica e legislativa che attribuisca priorità al Sud. Perché il dualismo economico Nord-Sud è un male per tutto il Paese e perché la marginalità politica della ‘questione meridionale’ negli ultimi venticinque anni ha danneggiato l’Italia nel suo complesso.


Da questo punto di vista la provincia di Foggia ha la necessità urgente di scommettere sulla sua identità. Da un lato consolidando le  sue eccellenze, immaginando e realizzando programmi e azioni di politica economica e fiscale sull’industria della trasformazione dei prodotti agricoli e del turismo; dall’altro potenziando e migliorando lo sviluppo del polo logistico industriale della zona Asi Incoronata. Abbiamo cioè urgente bisogno di collegare il nostro futuro industriale ai nostri fattori di forza, abbandonando quella lunga stagione in cui ci sono stati imposti modelli distanti dalle vocazioni in cui il tessuto economico ed imprenditoriale della Capitanata afferma eccellenze riconosciute ben oltre i confini provinciali e regionali. Difenderle sul piano generale vuol dire intensificare la lotta ad ogni forma di contraffazione e di concorrenza sleale e tutelare il Made in Italy. Il contratto d’area di Manfredonia, in quest’ottica, è il manifesto di ciò che non è più possibile ripetere. Perché il suo fallimento è un fallimento di visione e di cultura prima ancora che di politica industriale.

La logistica, dunque, è in cima alla lista degli ambiti sui cui intervenire. Il nostro territorio è naturalmente vocato ad esercitare un ruolo centrale nello scambio di merci, sia nell’ambito del territorio nazionale sia verso i Paesi ad Oriente dell’Italia, penso innanzitutto alla nostra ‘funzione cerniera’ con i corridoi transeuropei. È su questo versante che dobbiamo investire, in termini di risorse economiche e di progetti, a partire dalle infrastrutture che sono già attive: il nodo ferroviario intermodale gestito dalla Lotras, il secondo casello autostradale a servizio della zona industriale e il porto di Manfredonia, che essendo insieme a quello di Bari l’unico porto pugliese ad alto fondale si offre naturalmente a rappresentare uno scalo merci strategico, una vera e propria autostrada del mare.

In questo senso siamo chiamati ad ulteriori sforzi: dalla capacità di intercettare l’Alta Velocità ferroviaria all’attivazione di un aeroporto per le merci – penso a Borgo Mezzanone – sino ad una interconessione tra tutte le infrastrutture presenti, in modo da favorire una reale intermodalità nell’intera area e rispetto al porto di Manfredonia.

Naturalmente la questione infrastrutturale ha bisogno di essere affiancata da politiche fiscali ed economiche che consentano un rilancio reale dell’economia. L’introduzione della Flat Tax e l’abolizione dell’Irap libereranno risorse utili agli investimenti. Così come la facilitazione dell’accesso al credito per le piccole e medie imprese e la modifica dello ‘split payment’, che renderà neutra l’applicazione dell’Iva su tutta la filiera di produzione, sono misure che vanno esattamente nella direzione di offrire un sostegno vero al sistema delle imprese che chiede opportunità, non assistenzialismo.

Rilancio infrastrutturale e riforma fiscale sono dunque i due assi sui quali sviluppare un impegno sul fronte legislativo e parlamentare. Occorre inoltre ampliare gli effetti di alcune misure di politica industriale, come il superammortamento e l’iperammortamento sugli investimenti, e di misure compensative o alternative, come crediti d’imposta ad hoc sugli investimenti effettuati sul territorio. Misure che nel Mezzogiorno dovrebbero avere una durata temporale pari al doppio di quella prevista in altre aree del Paese.

Quanto all’altro tema che interessa da vicino anche le imprese del nostro territorio, ossia l’accesso al credito, bisogna dare effettività ai benefici collegati al rating di legalità, non solo sui tempi e sui costi delle istruttorie bancarie, ma anche in termini concretamente finanziari. Va poi superata la mancanza di un Osservatorio sul credito che funga da organo di vigilanza sulle procedure legate a questi strumenti. In questo senso l’efficienza e la semplificazione dei rapporti delle imprese con lo Stato e le Pubbliche Amministrazioni sono leve fondamentali.

Serve quindi una correzione di rotta reale rispetto al recente passato. Faccio riferimento anche al tema legato alle politiche del lavoro. In quest’ottica, la proposta di Fratelli d’Italia e del centrodestra relativa alla possibilità che le aziende che faranno contratti di praticantato e di primo impiego non paghino tasse e contributi per i primi sei anni è un segnale di attenzione importante ed utilissimo nella lotta alla disoccupazione. Posti di lavoro che naturalmente vanno poi resi stabili attraverso una riduzione del cuneo fiscale di tipo strutturale.

Ovviamente la descrizione di una prospettiva progettuale necessita sempre di una garanzia di copertura finanziaria. Io credo sia possibile ottenerla attraverso un taglio chirurgico e meditato delle cosiddette ‘tax expenditures’, agevolazioni ed esenzioni fiscali che determinano quasi 170 miliardi di euro di minor gettito per lo Stato su un totale di 330 miliardi. E poi l’applicazione di un serio piano di spending review, dal quale è possibile recuperare almeno 27 miliardi di euro.

Un’ultima riflessione è doveroso riservarla al comparto dell’edilizia. Forse è giunto il tempo di un ripensamento circa gli ambiti di intervento: non più nuovi edifici e interi nuovi quartieri ma una capillare opera di riqualificazione urbana, non solo sulle periferie contrassegnate da degrado ed incuria, ma anche e soprattutto su gran parte del centro cittadino. Obiettivi ai quali il Parlamento può contribuire disponendo opportune agevolazioni fiscali e burocratiche ed attivando celermente gli strumenti connessi alla sostituzione edilizia.

In definitiva siamo ad momento di svolta. Ed il mio impegno è quello di essere l’interprete di questo percorso, contribuendo in sede legislativa ad individuare le forme e le strade migliori per fornire una risposta alle necessità del territorio e del suo tessuto economico”.



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